MHC-L · COME FUNZIONA
La pagina principale racconta cosa MHC-L fa. Questa pagina racconta come si lavora con MHC-L, da dentro: che esperienza ti aspetti quando lo apri, perché la verifica delle fonti è il cardine, e cosa significano i dieci principi che lo governano.
È pensata per chi sta valutando se installarlo. Una decina di minuti di lettura — meno se conosci già le premesse.
MHC-L è un livello di skill legali italiane che si appoggia a Claude Code Desktop, l’app di Anthropic che già conosci. Non sostituisce Claude e non ti chiede di cambiare strumenti: aggiunge, sopra il Claude che usi, una disciplina di sessione, una verifica delle fonti, e — se la attivi — una pseudonimizzazione locale dei documenti.
Apri Claude Code Desktop come faresti normalmente, scegli la cartella del progetto su cui vuoi lavorare — una pratica, un dossier, un cliente — e digiti /mhc-start. Da quel momento la sessione è aperta, con un suo identificativo univoco e una memoria di cosa stai facendo.
Da lì lavori normalmente. Chiedi a Claude di leggere un contratto, confrontare due versioni, preparare un briefing per giovedì, verificare se quella sentenza esiste davvero. Le richieste possono essere conversazionali oppure invocazioni esplicite delle skill: funzionano allo stesso modo.
Quando emerge qualcosa che merita di essere fissato — una decisione presa, una traccia di ragionamento, una nota — MHC-L ti chiede se vuoi metterlo per iscritto. Se dici sì, scrive il file sul disco, nella cartella di lavoro che hai scelto. Resta lì dopo la sessione: è tuo, in markdown, leggibile da qualunque editor.
Quando hai finito, digiti /mhc-end. La sessione si chiude, viene archiviata nello storico, e quello che hai fissato resta nella cartella.
MHC-L non cambia il modo in cui parli a Claude. Aggiunge una cornice — apertura, fissaggio degli artefatti, chiusura — che rende la sessione tracciabile.
Tra tutte le skill, la verifica delle fonti è quella che cambia di più la qualità del lavoro. La ragione è semplice: l’avvocato lavora su citazioni, e una citazione sbagliata — una sentenza che non esiste, un articolo che non dice quello che si pensa dica — non è un errore di stile. È un errore che si paga in udienza, davanti al cliente.
Claude, da solo, può inventare citazioni che sembrano vere. Non è un bug che si risolve aspettando la prossima versione: è una proprietà del modo in cui i modelli linguistici generano testo. La verifica delle fonti di MHC-L è la disciplina che si oppone a quel fallimento: chiede a Claude di verificare prima di citare, sui registri ufficiali.
Un esempio. Stai preparando un parere e vuoi citare una pronuncia di Cassazione che ricordi vagamente. Scrivi: “verifica se Cass. Civ. Sez. III, sent. 12345/2024 esiste e cita correttamente l’art. 2043 c.c.” MHC-L invoca la skill di verifica, apre il percorso verso la fonte ufficiale, controlla esistenza e contenuto, ti restituisce il risultato. Se la sentenza esiste, vedi il riferimento esatto e l’estratto rilevante. Se non esiste — o se cita un articolo diverso — lo scopri prima di metterla nel parere, non dopo.
L’elenco dei registri coperti — dalla Cassazione alla CGUE, passando per Normattiva, EUR-Lex e le autorità specializzate — è sulla pagina principale. Per coperture più ampie, alcune banche dati richiedono accesso via browser: in quei casi è disponibile un plugin Chrome opzionale di Anthropic, che si installa accanto a MHC-L e che governi tu. I dettagli del flusso sono nella pagina /privacy/.
L’effetto pratico, dopo qualche settimana di uso, è che smetti di scrivere citazioni “a memoria” e cominci a chiederne la verifica come passaggio normale.
MHC-L sta per Meaningful Human Control, Live. La sigla non è retorica: dietro c’è un decalogo di principi che governano come l’AI si comporta con te durante la sessione. Tre sono epistemici — riguardano come l’AI conosce: dichiara le assunzioni prima di agire, non esce dal mandato che gli hai dato, cita la fonte di ogni affermazione. Sette sono operativi — riguardano come l’AI agisce: annuncia prima di azioni consequenziali, una scelta per turno, propone di mettere per iscritto quello che è emerso, valida prima di salvare, lavora in complementarietà con te, non multiplica le entità oltre il necessario, ti mostra i contro prima di eseguire.
Il riferimento regolatorio di sfondo è l’art. 14 del Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale (AI Act), che impone supervisione umana significativa sui sistemi AI ad alto rischio. La spiegazione completa — motto per motto, con come ciascun principio si manifesta durante una sessione — è raccolta in una pagina dedicata: Dieci principi di Meaningful Human Control.
Le skill sono nominate nella pagina principale; qui mostriamo come si invocano.
Apri il dossier di un cliente. C’è un NDA che la controparte ha mandato la settimana scorsa, vuoi capire se ci sono clausole problematiche. Scrivi: “fai il triage di questo NDA”. MHC-L invoca la skill dedicata, che orchestra Claude su una check-list italiana di clausole tipiche (durata, foro competente, perimetro delle informazioni riservate, sanzioni, decadenze). L’output è una valutazione strutturata, classificata per livello di attenzione, con rinvio al passaggio specifico del documento. Se vale la pena fissarne il ragionamento, MHC-L ti propone di salvare una nota nel dossier — la ritrovi la prossima volta che apri lo stesso fascicolo.
Un altro caso. Devi preparare la riunione di domani: tre punti all’ordine del giorno, due dossier sul tavolo, poco tempo. Scrivi: “prepara il briefing della riunione X di domani su Y e Z”. La skill di briefing mette insieme una sintesi dei punti aperti, dei documenti rilevanti, delle decisioni che il cliente sta probabilmente per chiedere.
Un terzo caso. Hai una bozza di contratto su cui hai lavorato da settimane e vuoi una revisione fresca. Scrivi: “contract review su questa bozza”. La skill esegue una passata strutturata — coerenza interna, asimmetrie tra le parti, clausole tipiche mancanti, riferimenti normativi controllati — e ti restituisce i punti di attenzione. Non riscrive il contratto: ti dice dove guardare. La riscrittura, se serve, la fai tu.
Ogni invocazione segue la stessa cornice: /mhc-start, lavoro, eventuali artefatti fissati su disco, /mhc-end. Dietro c’è la disciplina dei dieci principi.
In una riga: i documenti che mostri a Claude vanno ad Anthropic (dove Claude gira); i metadati di sessione e i testi degli artefatti che decidi di formalizzare passano dal server di MHC-L a Vienna per la sola formattazione, e non vengono conservati.
Il triangolo dei dati nel dettaglio, i due stati di esposizione, il DPA come Responsabile del trattamento, il modello di sicurezza — tutto è raccontato nella pagina /privacy/.
MHC-L include una pipeline di pseudonimizzazione che gira interamente sulla tua macchina. Sostituisce nomi reali — clienti, controparti, persone citate — con pseudonimi della tradizione legale italiana (Tizio, Caia, Sempronio) prima che il documento raggiunga Claude. È disattivata di default: la attivi consapevolmente durante l’onboarding, e da lì in poi pseudonimizzi i documenti che scegli, uno per uno.
Perché il default è disattivato, e perché la routine si articola in due passaggi con la tua revisione in mezzo, è raccontato nella pagina /privacy/.
/mhc-onboard ti accompagna passo per passo — incluso il momento in cui decidi se attivare la pseudonimizzazione.
Per domande, anche brevemente, anche al telefono o via Signal: mhcl@micheleloi.pro.
MHC-L è un prodotto di RegIA — un progetto di Michele Loi, ricercatore in etica e governance AI.